Errori giudiziari e tesserino ministeriale, le parole chiave del 65° Congresso Federpol

E’ stata Roma la città prescelta che ha ospitato il 65° congresso Federpol, città che è anche sede dell’associazione. Nelle giornate dal 26 al 28 maggio 2022 presso Hotel Quirinale di Roma, un suggestivo Hotel di Via Nazionale a pochi passi dalla Stazione Termini, si è tenuto l’appuntamento più atteso ed importante dell’anno per gli investigatori privati: “il Congresso Federpol”. Come ogni anno l’intenso momento di incontro per investigatori privati ed addetti ai lavori ha toccato alcuni temi fondamentali ed anche quest’anno l’evento è stato incentrato su alcuni cluster tra cui “gli errori giudiziari”, “il tesserino ministeriale” e “l’approfondimento sulle attività formative e sulle nuove esigenze della categoria”, quest’ultimo poi culminato con la premiazione delle migliori tesi di laurea in materia di investigazioni ed argomenti correlati che hanno partecipato al bando Federpol.

Apertura del 65° Congresso Federpol e le dichiarazioni del Presidente


Dopo il lancio dello spot iniziale di presentazione dell’associazione: “Una bellissima storia da oltre 60 anni..”, il primo a salire sul palco e ad aprire l’evento non poteva che essere il Presidente Nazionale Luciano Tommaso Ponzi che dopo aver ringraziato tutti gli associati Federpol, il Consiglio, tutta la “famiglia organizzativa Federpol” e le persone collegate da casa (anche quest’anno parte del congresso è stato trasmesso in streaming), ha comunicato con orgoglio ed un pizzico di emozione l’importanza del ruolo degli investigatori privati, in modo particolare quelli associati a Federpol, introducendo il tema principale del congresso ovvero “gli errori giudiziari”. Ecco le dichiarazioni del Presidente: “Noi pensiamo di essere un asset per questo Paese alla ricerca della verità, della correzione degli errori giudiziari. Con la revisione del processo penale, piuttosto che in altre attività, riteniamo di essere essenziali e utili al Paese.”

Il termine asset utilizzato dal Presidente per caratterizzare e valorizzare l’intera categoria non puo’ che introdurre ad un altro momento fondamentale del Congresso ovvero il “tesserino ministeriale” sul quale il Presidente ed il suo staff hanno tanto lavorato per ottenere un documento ufficiale e riconosciuto dal Ministero degli Interni che porta dignità ed importanza agli investigatori privati Federpol.

Molteni e la prima copia cartacea del tesserino ministeriale


A suggello dell’importante traguardo raggiunto dall’Associazione di categoria Federpol è l’intervento di Nicola Molteni, sottosegretario di Stato al Ministero dell’ Interno, che dopo aver accennato all’importanza della sicurezza per il nostro paese, che in questo momento ovviamente necessita ed ha bisogno di attenzione da parte di chi ha la responsabilità di governo, citando anche il ruolo importante e strategico per la sicurezza esercitato da Federpol e quindi delle investigazioni private, dichiara: “Sono contento di portarvi copia del tesserino che al momento è ancora una copia cartacea, però la consegno così simbolicamente al Presidente. Riporto inoltre il decreto firmato dal Ministro degli Interni Luciana Lamorgese in data 18 maggio.” Un momento importante simbolo di tanto lavoro svolto da Federpol, che come definito dal sottosegretario rappresenta una “battaglia storica, simbolo di giustizia e legittimità”. Il sottosegretario poi accenna all’importanza della formazione dichiarando inoltre: “la formazione, la competenza, la preparazione e la professionalità sono gli elementi che contraddistinguono l’attività, il capitale umano e la capacità del capitale umano di essere operativo e attivo sui territori.”

Dopo questo momento intenso durante il quale è emersa la vicinanza del Ministero dell’Interno alla mission di Federpol, anche grazie al tesserino ministeriale, si entra nel tema dell’Accademia strutturale per quanto concerne l’investigazione privata. Per affrontare questa importante tematica interviene il professore Francesco Fimmanò, Componente del Consiglio di Presidenza della Corte dei Conti.

Fimmanò, formazione rafforzata e gli errori giudiziari


Il professore Fimmano’ dopo essere stata presentata la biografia esordisce dicendo:” Dimenticate la carica principale ‘amico vostro’. In realtà io sono onorato di questa partecipazione. Voglio dirvi che i nostri atenei sono molto, molto, molto felici del rapporto con voi da un punto di vista innanzitutto culturale.” Il professore poi indica che la formazione è decisiva in questo segmento e dovrebbe essere ancora più accentuata, poi collegandosi al discorso del sottosegretario del Ministero dell’Interno continua: “Perché ricordatevi che in realtà è vero da un lato, che l’accesso alle professioni rappresenta talvolta un limite anche in tempi di antitrust, ma al tempo stesso la maggiore necessità di requisiti per l’accesso qualificato anche nel mio mestiere.” In seguito il direttore scientifico presso l’Università Mercatorum di Roma introduce durante il suo intervento il tema fondamentale del 65° Congresso Federpol ovvero, “gli errori giudiziari”, raccontando la sua esperienza personale resa nota dalle prime pagine dei giornali, con la finalità di valorizzare l’importanza delle indagini difensive: “Io nella vita civile ero, fino a un anno e mezzo fa, soprattutto un avvocato e in realtà esercito questa funzione da oltre 30 anni l’ho fatto sempre nel settore mio, cioè del diritto societario e fallimentare. Ora, lo scorso anno, proprio in una vicenda universitaria frutto di una mia elaborazione durata circa 25 anni rispetto alla possibilità di trasformare enti del libro primo in società per azioni, ho subito una nota perquisizione nottetempo da parte di un noto pubblico ministero italiano – continua – che in Italia esista il processo accusatorio se ne è accorto solo il pubblico ministero. Gli avvocati, vuoi per convenienza, vuoi per altro non se ne accorgono.” L’introduzione alla propria esperienza personale che poi si è chiusa nel giro di 3 mesi, attualmente in corso di procedimento disciplinare e denunce penali, è stata raccontata dal professore per indicare come l’indagine difensiva sia una parte strutturale, fondamentale soprattutto del procedimento nei confronti dell’innocente che purtroppo, dal punto di vista dei dati è l’attività che si verifica spesso e che ha riguardato anche il suo caso. L’intervento poi termina suggerendo all’associazione Federpol di ricoprire un ruolo fondamentale per promuovere l’indagine difensiva come fattore culturale dove il ruolo degli investigatori privati è una componente fondamentale.

Il Congresso poi entra nel vivo con l’intervento del Dott. Agostino Ghiglia, componente Garante delle Protezione dei Dati Personali indicando come la protezione dei dati personali non è più la privacy ma è la tutela di un principio fondamentale di libertà.

Ghiglia e l’importanza di 3 parole: “Protezione dati personali”

L’intervento del Dott. Ghiglia inizia collegandosi allo spot Federpol ed alla presentazione della propria attività soffermandosi sull’importanza di tre parole “protezione dati personali”. Ecco le parole del Componente del Garante alla privacy: “La protezione dei dati personali non è la terza firma sul modulo, non è più la privacy, è per questo che dobbiamo passare anche linguisticamente, a parlare di protezione del dato, ma è la tutela di un principio fondamentale di libertà. Perché oggi, nella nuova era digitale, considerando che le nuove generazioni passano più di 4 ore al giorno su internet, il nostro modello di vita, il nostro modello di sviluppo, il nostro modo di agire e di pensare, si stanno modificando come mai avvenuto prima nella storia e si stanno modificando attraverso il nostro “gemello digitale”, che è il nostro io tecnologico. Nel momento in cui entra in azione in questo ambito il nostro dato diventa un dato che va tutelato e va protetto come propria forma di libertà e di intimità. La protezione parla al cuore, il dato parla alla testa, il personale parla all’intimità della persona. Quindi il nostro dovere è quello di proteggere il dato.” L’intervento del Dott. Ghiglia continua indicando come la sensibilità di tutti deve mettere la luce sull’evoluzione del modello di privacy, se prima era indirizzata verso la protezione fisica dall’esterno, oggi deve essere indirizzata anche per proteggere digitalmente rispetto all’esterno, inoltre la protezione digitale passa attraverso l’attività del Garante ed attraverso la cura che tutte le persone che entrano in contatto con il dato, ed in particolare gli investigatori privati, che spesso si trovano a trattare dati anche sensibili, devono avere rispetto alla protezione dei dati personali ed alla privacy. Per terminare il Dott. Ghiglia si complimenta con l’associazione per il “traguardo” raggiunto con il tesserino ministeriale auspicando che in futuro ci possa essere una regolamentazione maggiore anche grazie all’attività svolta da Federpol, indicando poi come l’attività dell’associazione sia meritoria perché svolta in maniera seria, delicata ed attenta anche in relazione alla protezione dei dati personali.

Il tema degli errori giudiziari è stato poi affrontato dal senatore Massimo Mallegni, Vicepresidente di Forza Italia al Senato il quale nel suo intervento ha ribadito l’importanza del ruolo degli investigatori privati soprattutto essenziale contro gli errori giudiziari.

Mallegni: “Attività investigativa e l’esercizio essenziale per essere l’altra voce dell’intero processo”

Il senatore Mallegni in collegamento da San Marcello Pistoiese esordisce indicando come nella sua esperienza politica ed amministrativa sia stato oggetto di errori giudiziari, l’unica figura politica, che in questo momento siede in Parlamento, in Senato, che ha fatto 39 giorni di “galera” e 120 giorni di arresti domiciliari, sette processi penali sulle spalle per poi vedersi assolto perché il fatto non sussiste dopo dodici lunghi anni. Ecco cosa dichiara: “Vedete il ruolo dell’attività investigativa, e saluto il presidente Luciano Ponzi, che ringrazio anche per la forza che mette nel suo lavoro e per il ruolo che sempre di più dona alla vostra organizzazione ed alla rappresentanza delle vostre imprese, in termini di attività difensiva è un esercizio importante e che spesso si dimentica essere fondamentale per poter rappresentare l’altra voce all’interno del processo – continua – In Italia, quando ti viene notificato l’avviso di garanzia sei colpevole, quando ti rinviano a giudizio sei già condannato.” Il senatore poi affronta il tema della spettacolarizzazione dell’indagine che dovrebbe rimanere riservata e così è per quasi la totalità della magistratura che svolge questo ruolo con grande senso di responsabilità e che per colpa di pochi, che il senatore definisce come “soggetti con eccesso di protagonismo” e con la complicità di giornali e televisioni che amano trattare notizie di indagine giudiziaria quando viene colpita qualche persona nota, rovinano il grande lavoro fatto da persone serie che operano con grande professionalità all’interno della magistratura italiana. Il senatore poi sempre trattando la tematica della spettacolarizzazione della notizia sui giornali racconta: “Poi, quando le stesse persone famose ed importanti vengono assolte, la notizia diventa un trafiletto. E la stessa cosa accade nelle indagini. La spettacolarizzazione della notizia di reato è più importante che conoscere, per esempio, il lavoro degli avvocati, delle società di investigazione che sono di supporto agli studi legali svolgendo appunto le indagini difensive e portando spesso alla luce, prima fuori e poi nel processo, la totale innocenza dei loro assistiti.”
Durante l’intervento del senatore Mallegni emerge l’auspicio che si possa arrivare ad una equiparazione tra, non solo l’oggettivo ruolo importante di accusa e difesa, ma anche nell’esposizione pubblica, riconoscendo l’innocenza non solo di fronte alla propria famiglia, ma innanzi all’intera comunità, mitigando in questo modo, per quanto possibile, le sofferenze a cui vengono sottoposte le persone e le loro famiglie. E’ quindi importante che i cittadini pretendano la verità giudiziaria, che sia ovviamente aperta e conosciuta da tutti e che tutti gli imputati, poi risultati completamente estranei ai fatti contestati, possano essere messi nelle condizioni di essere assolti sia in sede giurisdizionale che pubblicamente. In chiusura dell’importante intervento del senatore Mallegni, che ha fatto “toccare con mano” alla platea del 65° Congresso Federpol le vicende e le sofferenze di molti cittadini italiani alle prese con errori giudiziari, dichiara: “Il lavoro di investigazione privata deve essere sempre di più valorizzato, istituzionalmente rispettato, perché al vostro interno ci sono grandi professionisti che garantiscono la giustizia in questo Paese, quindi a voi va il mio personale ringraziamento, quello di Forza Italia, e quello del gruppo parlamentare del Senato della Repubblica. Grazie veramente dell’opportunità.”

Entrando nel vivo del tema dell’errore giudiziario viene invitato sul palco il Dottore Generale Luciano Garofano, presidente dell’Accademia Italiana di Scienze Forensi, parlando di come gli errori si nascondano nel primo accesso sulla scena del crimine, nelle operazioni eseguite sul luogo del reato e nel libero convincimento del giudice.

Garofano: “Come superare gli errori giudiziari”


L’intervento del Generale Garofano inizia ricordando gli errori giudiziari tristemente noti in Italia come quello di Enzo Tortora e quello di Giuseppe Gullotta, arrestato nel gennaio del 1976 per l’omicidio di 2 carabinieri e condannato a 22 anni di ingiusta detenzione in quanto la confessione gli era stata estorta in modo non adeguato, per poi citare alcuni dati statistici sugli errori giudiziari: in modo particolare dal 1992 al 2021 si contano 30000 persone vittime di ingiusta detenzione e lo Stato ha speso 895 milioni di euro per indennizzi e risarcimenti solo per 21565 casi. Il Dott. Garofano poi entra nel vivo del suo intervento cercando di portare alla luce il perché di questi errori giudiziari che nel suo intervento precisa tratterà solo dal punto di vista tecnico scientifico, prima di addentrarsi, cita uno studio statunitense che rileva alcuni dati sulla motivazione per la quale vengono commessi: il 63% degli errori giudiziari sono dovuti ad errori che riguardano le testimonianze oculari, il 52% per una cattiva interpretazione della prova scientifica ed ancora il 27% dovuto a false confessioni, mentre per il 19% viene attribuito ad un uso distorto dei collaboratori di giustizia o “alle bugie che ci raccontano”, quest’ultima tematica molto importante per il nostro paese che ha pagato anche da questo punto di vista, soprattutto in alcuni reati di criminalità organizzata: “È chiaro che per quanto mi riguarda, la prova scientifica è un momento particolare dell’indagine ed anche nella prova scientifica sono tanti i momenti che purtroppo possono, anziché dare un contributo, portare a degli errori. Ecco perché negli altri Paesi, e anche qui è un invito a tutti coloro che si interessano che come voi utilizzano la prova scientifica, quello di accreditarsi, di standardizzare, cioè di usare tecniche che comunque possano contenere l’errore. E anche qui vedete negli Stati Uniti che per me è un punto di riferimento importante, addirittura il presidente degli Stati Uniti è intervenuto per cercare di migliorare nelle varie fasi quello che è l’uso della prova scientifica. Ma dove si nascondono gli errori? Beh, indubbiamente già nel primo accesso, quello che normalmente è devoluto alla prima pattuglia delle forze dell’ordine o ai soccorritori e poi nelle operazioni eseguite sul luogo del reato dai cosiddetti esperti della scena del crimine. Ma poi tutto ciò che viene raccolto su quella scena va analizzato e allora ci sono gli errori di noi consulenti e periti. E poi l’errore forse più nascosto e quello anche più significativo è nella decisione del giudice quando sbaglia, in quello che noi sappiamo è definito il libero convincimento del giudice. Naturalmente non posso non considerare che contribuisce agli errori anche una cattiva conduzione di un interrogatorio, cioè di una sommaria informazione testimoniale.”
L’intervento del generale Garofano continua poi elencando le varie figure “first responder” oltre alle pattuglie come soccorritori, il medico di famiglia, i pediatri ginecologi, geriatri, il personale sanitario degli ospedali cioè tutti quelli che comunque sono il “front end” della persona che timidamente cerca di raccontare le proprie difficoltà, si pensi poi che, al di là dei protocolli che riguardano le violenze di genere, non ci sono protocolli nei nostri ospedali che riguardano invece le vittime di reato. Per cui, se è vero che da una parte il soccorso è prioritario, l’assistenza è prioritaria. L’interessante intervento del noto relatore al 65° Congresso Federpol introduce poi il concetto di tempestività innescando la necessità di cristallizzare, conservare, non contaminare tutte le prove che si hanno a disposizione. Nello speech vengono inoltre presentati vari noti casi che documentano le problematiche che possano determinare gli errori giudiziari come l’omicidio di Meredith Kercher dove proprio la cattiva attenzione di muoversi all’interno di una scena complessa e estremamente piccola, ha portato appunto ad una sentenza che molti non hanno condiviso. Anche in relazione a questo caso citato il Generale Garofano accenna ai temi dei protocolli che in Italia sembrano non esserci evidenziando il problema fondamentale che il nostro paese è in grave ritardo rispetto all’adozione di best practice, all’adeguamento e quindi alla capacità necessaria di seguire dei protocolli, di utilizzare specialisti con incarico esclusivo.
Ecco poi alcune dichiarazioni in relazione ad altri settori imputabili di generazione di errori: “Ma la prova scientifica e l’errore nella prova scientifica riguarda non soltanto le tracce biologiche, ma riguarda anche gli altri settori la balistica, le impronte papillari e così via. Perché dobbiamo comunque considerare che se da una parte la prova scientifica ha un grande potere ai fini di giustizia, questo però ci espone a un concreto rischio di errore. Perché? Perché nel tempo continuiamo ad affidarci sempre di più ad una prova scientifica che pensiamo essere perfetta, ma che da qualche parte quel risultato può essere non affidabile. In ambito biologico, per esempio, noi da poco ci siamo dotati di linee guida, ma in tanti altri settori: nelle impronte papillari, nell’informatica, nella balistica, cioè in tutti quei settori che riguardano la criminalità etica, non ci sono delle linee guida che non sono la panacea, però, che permettono comunque di limitare l’errore.”
In chiusura di intervento il Generale tratta il tema delle capacità in laboratorio come le analisi sul DNA, che oggi non permettono accertamenti soltanto in ambito umano, ma anche in ambito animale ed in ambito vegetale, per indicare come oggi la tassonomia è precisa nel poterci fornire un’interpretazione “apparentemente” semplice da valutare. A seguito di queste indicazioni il Dottor Garofano ha portato al 65° Congresso Federpol numerosi noti casi di cronaca a livello nazionale che hanno poi portato ad una riflessione sulle indagini difensive che ha voluto condividere con tutta la platea del congresso: “Questi casi, che ho cercato di esporvi mi danno la possibilità di sottolineare che c’è veramente tanto spazio per le indagini difensive. Credete alle indagini difensive sulle quali e per le quali noi tecnici in qualche modo possiamo darvi una mano.”

Il 65° Congresso Federpol non è stato solo un momento di intenso lavoro, di ascolto di importanti relatori e la premiazione dei vincitori del bando Federpol sulle migliori tesi di laurea nell’ambito delle investigazioni private, ma è anche stato un momento di incontro tra tutti i partecipanti dell’importante evento anche grazie al Vernissage Musicale: “Il Coro che non c’e'” e la tradizionale cena di Gala tenutasi nella serata del 27 Maggio a chiusura del Congresso che precederà poi nella giornata del 28 maggio l’Assemblea Nazionale dei Soci Federpol.

Il Coro che non c’e’

 

Il Congresso e la cena di gala in immagini

Le immagini del 65° Congresso Federpol

Le immagini della cena di gala del 65° Congresso Federpol

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