Un investigatore privato può ispezionare il computer aziendale di un dipendente per conto dell’azienda?

SI. Seguendo precisi criteri di proporzionalità, pertinenza e non eccedenza e di rispetto dello Statuto dei Lavoratori si può procedere al controllo del computer aziendale.
La posta elettronica aziendale e la connessione internet sono strumenti di lavoro, messi a disposizione dal datore e come tali devono essere utilizzati: evitandone cioè l’uso privato, specie durante l’orario di lavoro. Purtroppo, non sempre è così e spesso i dipendenti ne fanno un uso distorto. Molte aziende però tollerano l’utilizzo della posta elettronica aziendale anche per un ragionevole uso privato. Ciò comporta problemi in quanto sullo stesso account convivono comunicazioni aziendali e personali, creando evidenti difficoltà se si dovesse rendere necessario l’accesso all’intero archivio nell’ambito di una investigazione per verificare l’esistenza di illeciti o inadempimenti commessi dal lavoratore.
Altro aspetto che occorre considerare è quello relativo ai principi costituzionali che tutelano la libertà e la segretezza della corrispondenza all’art. 15 e dal codice penale all’art. 616. Da evidenziare è che alcune interpretazioni hanno ritenuto che la posta elettronica non sia da considerare “chiusa”, ma “aperta” e pertanto non rientri nella fattispecie disciplinata dall’art. 616 c.p. e, comunque essendo uno strumento aziendale di proprietà del datore di lavoro, protetto da password, il controllo effettuato dal datore di lavoro non costituirebbe un illecito penale.
Anche il Garante della Privacy è intervenuto più volte sul tema ed ha stabilito che il datore per poter effettuare controlli è necessario che predisponga una procedura interna con indicate chiaramente le regole per l’utilizzo di internet e della posta elettronica, oltre agli eventuali controlli che si riserva di effettuare nel rispetto dei principi generali di necessità, correttezza, pertinenza e non eccedenza. La procedura, a norma dello Statuto dei Lavoratori, deve essere affissa in luogo accessibile a tutti i lavoratori. Il datore ha quindi l’onere di fornire, al momento dell’assunzione dei dipendenti, ogni informazione attinente la raccolta ed il trattamento dei dati relativi all’utilizzo di internet e della posta elettronica nonché al potere di controllo, ordinario e straordinario, e alle relative modalità di esercizio.
L’utilizzo inappropriato del computer aziendale da parte del dipendente per fini privati può portare anche alla denuncia penale da parte del datore di lavoro per appropriazione indebita Art. 646 C.P.
Esemplare è la condanna in Cassazione di un dipendente di un istituto di credito che durante il normale orario di lavoro utilizzando gli strumenti messi a disposizione dall’istituto per svolgere le sue mansioni, come ad esempio il computer, svolgeva operazioni finanziarie di investimenti in borsa in proprio per conto di clienti personali. La Corte rilevò che in tale comportamento si ravvisava oltre alle inottemperanze agli obblighi contrattuali che ne legittimavano il licenziamento, anche il reato di appropriazione indebita in merito all’utilizzo di strumenti di proprietà dell’istituto di credito ma utilizzati con un comportamento da proprietario.

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