Since 1957

STORIA FEDERPOL

Bisogna attendere la fine del secondo conflitto mondiale e la conseguente fase di ricostruzione morale e civile del paese perché l’attività di informazione e di investigazione privata riprenda la sua espansione nel paese.

Il 19 dicembre 1957 presso gli uffici del notaio Ruggeri di Milano, alcuni investigatori privati autorizzati, sentita l’esigenza di una organizzazione a tutela della categoria, fondano Federpol, allora denominata “Federazione Nazionale degli Istituti di Informazione e d’Investigazione”.

Giuseppe Dosi e Piero Tavazzi

I FONDATORI

Artefici indiscussi di tale iniziativa, in una sorta di compromesso storico, furono Giuseppe Dosi, ex Ispettore Generale Capo di Pubblica Sicurezza – nonché ex direttore della sezione italiana dell’Interpol – e Piero Tavazzi, ex sindacalista.

Alla Federazione aderirono subito oltre centocinquanta agenzie private, attive su tutto il territorio nazionale.

Dall’Atto costitutivo della Federazione emergono i seguenti obiettivi:

  • organizzare su scala nazionale un servizio informativo con carattere di uniformità, che risponda aa requisiti di serietà e responsabilità, con l’ausilio di una commissione tecnica centrale a disposizione di tutti gli aderenti per l’istruzione del personale specializzato (redattori, investigatori, informatori e produttori;
  • uniformare gradualmente i sistemi di lavoro, la organizzazione interna ed esterna, la pubblicità ed i prezzi. Per quanto riguarda questi ultimi la commissione tecnica federale studierà e stabilirà una tabella di tariffe che entrerà in vigore e dovrà essere scrupolosamente osservata da tutti gli aderenti;
  • curare la impostazione e la stipulazione dei contratti di lavoro, normativi e integrativi, per il personale dipendente;
  • pubblicare un periodico a carattere nazionale dal titolo “L’informatore per l’industria e il commercio – Rivista di Polizia Privata” organo ufficiale della Federazione Nazionale degli Istituti d’Informazione e d’Investigazione, nel quale ad ogni Istituto aderente sia riservato un uguale spazio per la sua pubblicità, trattante problemi tecnici, organizzativi ed amministrativi della categoria;
  • istituire una Cassa Federale con quote e contributi degli associati per sopperire alle necessità economiche degli Istituti aderenti con scarse possibilità finanziarie;
  • segnalare, da parte della Commissione Tecnica Federale, su ogni piazza d’Italia, l’Istituto che si sarà dimostrato più rispondente alle necessità morali e materiali del servizio informativo ed investigativo;
  • eleggere e delegare rappresentanti in consessi o commissioni nei quali vengano discussi problemi riguardanti la categoria;
  • tutelare la moralità e la dignità professionale degli aderenti e promuovere, in sede nazionale, regionale e provinciale, azione extra-giudiziale o giudiziale contro Enti e persone fisiche che svolgano attività informativa ed investigativa senza regolare autorizzazione o che comunque commercino il risultato di tale attività in forma del tutto illecita o sleale;
  • espletare ogni altro compito richiesto e deliberato dall’Assemblea dei Soci.

Fondatore e I° Presidente Federpol

Giuseppe Dosi

Fondatore e primo Presidente di Federpol il Dottor Giuseppe Dosi, eclettico quanto versatile importante personaggio della storia del secolo scorso, congedatosi col grado di Questore dalla Polizia di Stato, nasce nel 1891. Figlio di un sottufficiale dei Carabinieri, entra nella polizia italiana nel 1913, quando era “ancora uno studente dell’Università di Roma, nel vecchio palazzo chiamato La Sapienza” – come scriverà lui stesso nella sua autobiografia del 1973. Detective di punta tra la Grande Guerra e l’Era fascista, nel 1947 contribuì alla fondazione dell’Interpol (della quale coniò il nome come per Federpol). Lascerà definitivamente l’incarico in polizia nel 1956. Ufficialmente dimissionario, ma in realtà forzatamente a riposo, si dedicherà all’investigazione privata fino a diventare fondatore e primo presidente della Federpol nel 1958, di cui restò a lungo presidente per poi diventare “onorario” fino alla morte, avvenuta a Roma nel 1981.

Nel corso della sua brillante carriera terrà lezioni e conferenze sulla criminalistica, specialmente quella internazionale, in varie scuole di polizia, alla scuola Ufficiali Carabinieri e al Centro di Alti Studi Militari. Collaborerà infine ad alcune pubblicazioni come il magazine di New York “True Detective Mysteries”. Trasformista, maestro di travestimenti, infallibile ideatore di espedienti al fine di portare a termine le sue missioni e assicurare alla giustizia incalliti criminali, Dosi ha sempre accompagnato il carattere avventuroso delle sue indagini a una rigida osservanza della deontologia del buon investigatore. Una vita, la sua, che sembra un romanzo: interamente dedicata alla ricerca della giustizia e della verità.

Durante la sua permanenza negli Stati uniti per motivi professionali scrisse il musical detective “ Pierrot Giallo” che fu rappresentato nel 1933 all’Howard Theatre di Washington.

Caso Girolimoni

Il caso del mostro di Roma

Il nome di Dosi è indissolubilmente legato al caso del “mostro di Roma”, meglio noto come il “caso Girolimoni”. È il 1924 quando viene rinvenuto, in un fosso alla periferia di Roma, il corpo straziato di una bambina, Bianca Carlieri: la capitale è sotto shock. Un delitto di inconcepibile efferatezza commesso proprio a Roma, e per l’appunto dopo che l’ancora acerbo regime fascista aveva fatto grandi promesse in termini di sicurezza e ordine pubblico. Mentre la stampa sbandierava ai quattro venti i particolari più raccapriccianti del brutale assassinio, e con essi la fermezza del duce che assicurava pene esemplari per il colpevole, la polizia romana sguinzagliava i suoi segugi alla ricerca del “mostro”.

A quello di Bianca seguiranno altri quattro casi di bambine stuprate e poi uccise, e tre aggressioni che avrebbero potuto finire nello stesso tragico modo. Il serial-killer, come da copione, non lascia traccia e la polizia brancola nel buio. Ma bisogna trovare un colpevole: è l’unica soluzione per salvare la faccia del questore di Roma e quella, ben più in vista, di Mussolini. Siamo nel 1927 e il colpevole finalmente arriva: si chiama Gino Girolimoni, è un fotografo di 38 anni. Una serie di pasticci da parte degli inquirenti, gli scambi di persona, la fatalità e la fretta nel chiudere il caso lo inchiodano alla barra degli imputati. Poco importa che questo “cinico psicopatico” continui a proclamarsi innocente: ormai è lui il “mostro”, è lui il “bestiale calpestatore di purissimi gigli”, la “belva esecranda”. Il caso ha il suo capro espiatorio ed è risolto.

Ma qualcuno non è affatto sicuro che sia così. Giuseppe Dosi, convinto dell’innocenza di Girolimoni, invia al ministero dell’Interno una serie di rapporti riservati nei quali espone le proprie argomentazioni sulla colpevolezza di un tale Ralph Lyonel Brydges, influente pastore anglicano di stanza a Roma come cappellano militare del contingente inglese.

Dosi ha iniziato a nutrire sospetti su di lui fin da quando l’ha incontrato la prima volta a Capri, quando erano venute “alla luce certe sue anomalie sessuali insieme all’abitudine, come si dice, di pratiche di libidine violenta su bambine”. Il suo intuito prima, la sua fine conoscenza della psicologia umana poi, lo hanno persuaso della colpevolezza dell’ecclesiastico. Ma le prove che allega ai suoi rapporti non convincono gli inquirenti: per loro Girolimoni è il colpevole e lo resterà, suo malgrado, fino al processo – quando lo stesso Pubblico Ministero, anche grazie ai rapporti di Dosi che smontavano le “prove”, ne chiederà l’assoluzione per insufficienza di prove.

La nascita di Interpol

Importanti incarichi internazionali

Liberato nel 1940, fu poi reintegrato nella Polizia solo dopo la caduta del fascismo. Nominato Questore, ebbe importanti incarichi anche internazionali: contribuì alla nascita dell’Interpol, organizzazione dedita alla cooperazione tra le polizie e al contrasto del crimine internazionale, di cui coniò anche il nome.

Nel 1956, con il grado di ispettore generale capo, fu posto in congedo.

Alcuni travestimenti

Dalla passione per il teatro all'agenzia investigativa

La sua abilità nel vestire i panni dei vari personaggi deriva probabilmente dalla sua passione per il teatro. Da giovane infatti Dosi tenta la carriera di attore e poi di sceneggiatore.

Nel 1956 Giuseppe Dosi fonda la Inchieste Dosi, agenzia investigativa con la quale proseguì la sua passione per la ricerca della verità.

Inventò l'Interpol italiana

Giuseppe Dosi: il poliziotto artista

Per conoscere i dettagli della sua storia si può consultare la biografia a cura di Raffaele Camposano direttore dell’ufficio storico della polizia di stato e curatore del quaderno numero 2 edito nel 2014 “GIUSEPPE DOSI” il poliziotto artista che inventò l’Interpol italiana.

Nel 1958 a Roma il I° Congresso Federpol

Il primo congresso nazionale degli investigatori privati italiani

Nel 1958 si tenne a Roma il primo Congresso nazionale degli Istituti di informazione e di investigazione Privata. Se tra polizia privata e autorità vigeva una tollerata convivenza, l’opinione pubblica manteneva un atteggiamento di cauta diffidenza nei confronti del poliziotto privato.

Art.559 del Codice Penale

Anni ’50 e ’60: adulterio e arresto

La rapida ripresa economica del dopoguerra, favorì il consolidamento e lo sviluppo delle agenzie d’informazioni commerciali. Negli anni precedenti il boom economico le richieste d’informazioni commerciali erano state una prerogativa dei settori della finanza e delle banche, ma dagli anni ’60 in poi, anche le grandi industrie, soprattutto quelle del Nord Italia, ebbero bisogno di indagini sulla solvibilità degli acquirenti che avevano scoperto il comodo mezzo di pagamento a cambiali.

Le indagini private, invece, ebbero una loro vitalità grazie all’art 559 del cod. pen. che, almeno fino a quando la Corte Costituzionale non lo dichiarò illegittimo (dicembre 1969), puniva l’adulterio con la reclusione. Anche se la norma valeva per entrambi i coniugi, nei fatti persisteva una condizione di disparità, in base alla quale la moglie era sempre punibile, mentre il marito era tacitamente autorizzato ad avere relazioni extraconiugali senza incorrere in alcuna sanzione penale né condanna sociale. Solo nel caso avesse mantenuto pubblicamente una concubina, nella casa coniugale o altrove, la legge configurava il reato con pena fino a due anni di reclusione.

La norma, insomma, lasciava gli uomini liberi di tradire e, al tempo stesso, spingeva i mariti traditi, o presunti tali, a ingaggiare investigatori privati nella ricerca di prove che potessero incastrare le mogli. Così, quando le signore venivano colte sul “fatto”, spesso l’agenzia investigativa richiedeva l’intervento delle forze dell’ordine che avevano l’obbligo di attestare ufficialmente la “flagranza” del reato di adulterio.

La depenalizzazione del reato rivoluzionò profondamente l’atteggiamento sociale nei confronti delle infedeltà coniugali e comportò per gli investigatori privati una forte riduzione degli incarichi in questo ambito.

Negli anni 60 e 70, Ernesto Manzini rivestì la carica di Presidente Federpol nonché della WAD la World Association of Detectives, e riuscì a dare ai detective italiani anche un respiro internazionale.

Ernesto Manzini

L'investigatore privato italiano all'estero

L'era di Ernesto Manzini

Nel corso degli anni Sessanta e Settanta, l’allora Presidente Nazionale Federpol, Ernesto Manzini, era riuscito, invece, a dare all’associazione dei detective italiani un certo impulso oltre i confini nazionali e l’investigatore italiano aveva iniziato a sdoganare le proprie competenze e la propria professionalità per inserirsi in più ampi circuiti internazionali. Ernesto Manzini, professionista di grande cultura oltre che dinamico organizzatore di eventi, riuscì ad ampliare la base della federazione recandosi personalmente dai vari colleghi, ubicati anche nei più remoti angoli del paese, e allacciando al contempo contatti con gli investigatori privati internazionali. Nel 1974, con una lungimiranza davvero sorprendente, promosse il “1°corso Internazionale di aggiornamento in Criminalistica” presso l’Università di Madrid riservato agli investigatori privati, inaugurando quel percorso di auto-formazione in seguito portato avanti da alcuni esponenti della Federpol. La Spagna, fino a pochi anni fa, era l’unico paese europeo ad aver istituito regolari corsi universitari di Criminalistica per operatori dell’investigazione privata.

Graziano Niccolai traghetta Federpol verso l'era informatica

Anni ’70 e ’80: lo Statuto dei Lavoratori

Anche l’approvazione della Legge 300, il c.d. “Statuto dei lavoratori”, nel maggio del 1970, comportò conseguenze di rilievo per gli investigatori. Infatti, secondo lo Statuto, per tutelare il rispetto della dignità del lavoratore ed evitare forme di controllo improprie sui dipendenti, il personale di vigilanza non poteva più esercitare la propria attività sui lavoratori, ma esclusivamente sul patrimonio aziendale. Le norme sulla libertà e dignità dei lavoratori, introdussero il divieto del controllo a distanza dei lavoratori mediante impianti audiovisivi o di apparecchiature analoghe (salvo accordi diversi con le rappresentanze sindacali).

Inoltre, l’art. 8 introdusse l’espresso divieto di indagare sulle opinioni politiche, religiose o sindacali nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore.

È evidente come tutto ciò comportò il venir meno di tutto un filone di indagini, all’epoca molto fiorente.

In questo periodo di grandi trasformazioni sociali un grande protagonista della Federpol fu senz’altro Graziano Niccolai, che ha rivestito la carica di Presidente Nazionale e Segretario Nazionale, per molti anni insieme al Presidente Giandomenico Anastasia. Ha traghettato la Federazione dalla rivoluzione informatica alla riforma che modifico radicalmente l’organizzazione e la gestione dei dati soprattutto nel settore delle informazioni commerciali alla riforma del codice di procedura Penale interagendo con le Istituzioni pubbliche con grande capacità e decisione.

Graziano Niccolai

Riforma del codice di procedura penale del 1989

Anni ‘90: anche in Italia il processo alla Perry Mason

Dopo oltre 13 anni dalle iniziative formative promosse dal Presidente Ernesto Manzini occorre arrivare alla riforma del codice di procedura penale del 1989 con la prospettiva dell’ingresso dell’investigatore privato sulla scena processuale per riprendere un consistente processo di riqualificazione e formazione degli investigatori privati, aggiornamento proseguito fino ai giorni nostri e reso obbligatorio dal decreto ministeriale del 2010.

In Firenze, Paoletti Alberto (insieme al collega Italo Pagliai) organizzò il primo corso di tecniche investigative in collaborazione con l’università di Firenze e la Regione Toscana e gli atti delle lezioni, furono pubblicati nel 1989 nel primo volume di tecniche investigative.

Alberto Paoletti

Giandomenico Anastasia

L'attivazione di numerosi corsi e seminari di studio

Riqualificazione e formazione degli investigatori privati

Occorre arrivare al 1989 anno, con la riforma del procedimento penale l’investigatore privato, specificatamente autorizzato, entrò ufficialmente sulla scena processuale per riprendere un importante processo di riqualificazione e formazione degli investigatori privati, aggiornamento oggi reso obbligatorio dal decreto ministeriale ma allora assolutamente volontario. Numerosissimi furono i corsi e seminari di studio si tennero poi in tutta Italia presso l’Università di Urbino, Bari, presso il Centro di formazione della Guardia di Finanza di Orvieto, presso Il tribunale di Roma ecc.

Nell’ambito del processo penale e nell’ottica di una auspicata uguaglianza fra accusa e difesa, nel 1989 il legislatore, con l’art. 38 D.L. 28.07.1989 n. 271 (Disposizioni di Attuazione C.P.P.), stabilì che al fine di esercitare il diritto alla prova previsto dall’art. 190 del codice, “i difensori, anche a mezzo di sostituti e di consulenti tecnici, hanno facoltà di svolgere investigazioni per ricercare ed individuare elementi di prova a favore del proprio assistito e di conferire con le persone che possano dare informazioni. L’attività prevista dal comma 1 può essere svolta, su incarico del difensore, da investigatori privati autorizzati”.

Nel testo definitivo del codice del 1988 inoltre fu, inserito l’art. 222 disp. coord. c.p.p., non contemplato nei progetti precedentemente redatti, con lo scopo di fornire una disciplina transitoria, “in attesa di un complessivo riassetto degli istituti di investigazione privata, che dovrà tener conto anche delle esperienze che la pratica applicazione della nuova disciplina potrà offrire”.

Entrambe le norme furono il frutto di una lunga battaglia ideologica, fortemente osteggiate tanto da parte della magistratura, timorosa di eccessi e di abusi difensivi, quanto da piccoli settori dell’avvocatura ancora legati all’immagine di un “Cicerone” che si avvalesse soltanto di carte processuali per la propria arringa.

Il nuovo ordinamento processuale s’ispirava al modello di processo accusatorio di origine anglosassone, dove le parti, in condizione di parità, si confrontano di fronte a un giudice terzo e imparziale nell’ambito di un “giusto processo”. Libri, film e soprattutto le serie televisive di Perry Mason, contribuirono a rendere molto popolare questo modello.

Fu subito chiaro come a essere direttamente interessata dal rivoluzionario cambiamento in tema di indagini difensive fosse la categoria degli avvocati penalisti. Le nuove prospettive aperte dalla riforma implicavano una rivisitazione dell’immagine tradizionale dell’avvocato, certamente meno tuttologo, più pronto alla collaborazione di esperti qualificati, disposto a coordinare il suo lavoro con più colleghi e dotato di maggior senso pratico.

Fondamentale fu l’incontro che si svolse a Roma il 18 luglio 1989, all’incontro parteciparono, oltre al Ministro Vassalli, il Capo dell’Ufficio Legislativo, Presidente Zhara Buda, il Dott. Macchia della Commissione Redigente e, per la Federpol, il Presidente Giandomenico Anastasia, il Segretario Generale Graziano Niccolai, il Vice Presidente Tesoriere Giancarlo Alunno e Francesco Ferrucci. Alla riunione partecipò anche il Prof. Paolo Tonini, ordinario di Procedura Penale all’Università di Firenze, che fornì un concreto contributo alla stesura dell’art. 38 delle Norme di attuazione.

Se questo era lo scenario che la riforma introduceva, si è poi dovuto fare i conti con la realtà effettiva, nella quale furono pochissimi gli avvocati che indossarono i panni di Perry Mason, e di conseguenza, anche con l’avvento della Legge 397 del 7 dicembre 2000, scarse restano le richieste di investigazioni penali da parte degli Avvocati Difensori. Questa paradossale evidenza sollevò inevitabilmente i primi interrogativi sui motivi dello scarso ricorso agli investigatori privati anche dopo le modifiche della legge.

L’investigatore privato rischia di scomparire

1996: La Legge sulla privacy

Causa scatenante di una così diffusa indignazione era soprattutto la norma che imponeva agli Investigatori Privati l’obbligo di preavvisare la persona oggetto degli accertamenti e di ottenere, in un certo senso, l’autorizzazione a procedere.

La prima obiezione avanzata dagli investigatori privati nasceva dal confronto con il contesto internazionale: nessun altro Stato della Comunità Europea aveva introdotto, nella disciplina del trattamento dei dati personali, una così rigida limitazione. La spiegazione era duplice: o era un preciso disegno volto ad affondare la categoria oppure un’incresciosa svista del legislatore – ipotesi che poi si è dimostrata veritiera, confermando la poca attenzione e la scarsa conoscenza delle realtà operative del legislatore stesso nell’approntare discipline di settore senza confrontarsi con le categorie interessate.

La manifestazione del dicembre 1995 costituiva, peraltro, la tappa finale di un lungo e faticoso percorso, nel corso del quale gli investigatori privati hanno cercato di salvaguardare il proprio esercizio, che rischiava di venire compromesso da una norma che colpiva l’essenza stessa dell’attività investigativa.

Laura Giuliani

La prima signora Presidente Federpol

Eletta per la prima volta una donna

2003 – Laura Giuliani eletta per la prima volta una signora alla guida della Federazione: Laura Giuliani Presidente Nazionale Federpol.

In questi anni vengono varati due importanti D.M. che getteranno le basi per professionalizzare le figure degli Steward (nelle manifestazioni calcistiche) e degli Addetti ai Servizi di Controllo (ex buttafuori).

2008 – Il Codice deontologico per le investigazioni private e Codice delle Informazioni commerciali. Italia all’avanguardia in Europa nella regolamentazione del settore investigativo privato.

Entrato in vigore il 1° Gennaio 2009

Siglato il codice di deontologia per avvocati e investigatori privati

Nel novembre 2008 grazie alla collaborazione tra le rappresentanze delle categorie professionali presenti in Commissione e alla determinazione del Segretario Generale dell’Autorità Garante, venne siglato il codice di deontologia per avvocati e investigatori privati. Il codice, entrato in vigore il 1° gennaio 2009, è stato sottoscritto dal Consiglio nazionale forense, dall’Unione camere penali, dell’Unione camere civili, dall’Unione avvocati europei, dall’Associazione italiana giovani avvocati, dall’Organismo unitario dell’avvocatura italiana e da Federpol rappresentata dal Presidente Genuario Pellegrino.

L’elaborato, regolamentava il trattamento dei dati non solo per investigatori privati e avvocati ma, in generale, per tutti quei liberi professionisti che ne abbiano necessità per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria o per lo svolgimento di investigazioni difensive.

È stato il primo Codice del genere approvato in Europa.

Genuario Pellegrino

Agatino Napoleone

Entrato in vigore nell'Ottobre 2015

Codice di deontologia e di buona condotta per il trattamento dei dati personali effettuato a fini di informazione commerciale

Nel settembre 2010 il Garante ha invitato i soggetti pubblici e privati appartenenti alle categorie interessate ai lavori preparatori per l’elaborazione del codice di deontologia e di buona condotta per il trattamento dei dati personali effettuato a fini di informazione commerciale. La Federpol, con il Presidente Agatino Napoleone, partecipa insieme ad Abi, Adiconsum, Confcommercio, Confesercenti, Ancic, Ania, Cugia Cuomo E Associati, Codacons. Il Codice è entrato in vigore nell’ottobre 2015.

Dopo 80 anni dalla prima regolamentazione finalmente il Ministero degli interni con il DM 269/2010 ha aggiornato la Disciplina delle caratteristiche minime del progetto organizzativo e dei requisiti minimi di qualità degli istituti

2007 – L’Europa condanna l’Italia in quanto il Regolamento TULPS (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza) nella parte in cui si occupa degli investigatori privati è in contrasto con il trattato della Comunità.

Se entro i quattro mesi dalla pubblicazione della sentenza, l’Italia non avesse adeguato la normativa, sarebbe stata colpita da pesanti sanzioni pecuniarie. La delibera fu recepita nell’ordinamento italiano con l’emanazione del decreto legge dell’aprile 2008 n. 59 e in seguito con il Decreto presidenziale n. 153 del 4/8/2008 che ha previsto innovazioni di rilievo nel settore dell’investigazione privata e delle informazioni.

Con il Decreto Ministeriale del dicembre 2010 al D.M. n° 269, Regolamento recante: “Disciplina delle caratteristiche minime del progetto organizzativo e dei requisiti minimi di qualità degli istituti e dei servizi di cui agli articoli 256-bis e 257-bis del Regolamento di esecuzione del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, nonché dei requisiti professionali e di capacità tecnica richiesti per la direzione dei medesimi istituti e per lo svolgimento di incarichi organizzativi nell’ambito degli stessi istituti”, che ha completamente ridisegnato la professione dalle fondamenta.

Tra le numerose innovazioni introdotte da tale decreto, la più importante – per la sua portata “democratica” – è stata probabilmente l’istituzione presso il Ministero dell’Interno di una “Commissione consultiva Centrale” per la definizione, tra gli altri compiti, della c.d. “capacità tecnica” che devono avere gli investigatori privati per poter operare.

Federpol, quale Associazione maggiormente rappresentativa, ha un rappresentante nominato con Decreto del Ministro dell’Interno nella Commissione Consultiva Centrale del Ministero dell’Interno.

Si ringrazia Alberto Paoletti – Centro Studi Informark per la gentile concessione di materiale, la riproduzione parziale di testo e immagini estratte da documenti, libri, annotazioni, fotografie forniteci.